C’è qualcosa di smart, ai tempi del Coronavirus

Quando ho pubblicato questa foto su IG volevo essere caustica. Tempo 24 ore e non era più ironica ma oggetto di quesiti del tipo: “Ti preeego mi dici dove hai trovato ancora mascherine omologate?! e gel per le mani?!” AHI

Cari amici virologi e non!

L’idea originaria di tornare a spammare l’etere con recensioni libresche di dubbia utilità è stata spazzata via repentina dall’ombra lunga del COVID-19, il nuovo import ed ormai anche export cinese di cui tutti avremmo fatto tanto volentieri a meno. Ma tant’è.

Alquanto scettica sulla concreta utilità delle ordinanze draconiane della mia regione, stenderò un velo pietoso su quella landa spettrale in cui s’è trasformata Torino nel giro di neppure 24 ore, passando dal caos della movida del sabato sera al deserto del Gobi della domenica all’ora di pranzo:

mutazione toccata con mano, giacché ieri pasteggiavamo nel locale centralissimo di amici in cui di norma ci si siede a suon di spintoni. Ieri alle 13: tre tavoli, incluso il nostro, più un loquace vecchietto con due canetti al guinzaglio restio ad abbandonare il bancone del bar, credo perché in cerca di un po’ di calore umano. Perché fuori, come detto, il nulla cosmico.

Ora, io non so se ci voleva una presunta (ma non reale) pandemia, a far scattare gli interruttori alogeni dell’illuminazione ai piani alti di multinazionali, enti pubblici e piccole-medie aziende, ma anche qui evito di pormi domande e mi limito a esultare:

finalmente, per chi scrive, è tempo di smart working!!!

Ebbene sì! Dopo anni passati a battagliare per il riconoscimento normativo della possibilità di lavorare in remoto quando si svolgono attività che per il 30, 50 o 90% del tempo non richiedono la presenza del lavoratore in ufficio… forse forse ci siamo.

Nessuna ratificazione normativa, nessun adeguamento contrattuale, okay, ma sin da venerdì sera, per dire, dalle mie parti le alte sfere si sono pronunciate a favore del telelavoro. Limitatamente a questa finestra d’emergenza, okay, ma per come la vedo io potrebbe anche rivelarsi un banco di prova, un apripista…una futura conquista, chissà!

Io ci spero tantissimo. Un pomeriggio trascorso a scaricare report, aggiornare tool e sparare mail a raffica acciambellata sulla poltrona di vimini sul terrazzo, bibita zuccherina, maglietta di cotone e sole allo zenit sulla capoccia (e sullo schermo retroilluminato, e vabbeh) inframezzati dai bacetti di Camillozza – che aveva ricevuto ordine di rispettare privacy e concentrazione della mater familias ed ha obbedito come un soldatino, bacetti spot esclusi – e già sento di non poterne più fare a meno.

Quando ho reclinato lo schermo di (questo) PC era trascorsa un’ora e mezza in più rispetto al consueto orario di lavoro, la stessa ora che normalmente avrei impiegato a imprecare contro i disservizi della GTT, dei treni, di mio marito soggetto a sequestri serali in ufficio (…) se avessi dovuto fare, come sempre, la pendolare.

Quanto durerà questo estemporaneo assaggio di libertà? Beh, almeno a sino a venerdì, stando alla newsletter aziendale.

Sono preoccupata per la diffisione del virus in terre sabuade (ma anche non)? Chiaro; ma vorrei vivere, nel mentre. Sono frastornata e sconcertata al cospetto di una psicosi dilagante, con la gente che si litiga le Diperdì Aia e fa incetta di casse d’acqua quando esiste l’acqua potabile?! Molto.

Ma quanto son felice, da 0 a 100, di poter finalmente lavorare da casa, pranzare con la mia piccina, sorseggiare il caffé con i miei ed infilare, per dire, le ennemila foto del biennio 2017-18 negli appositi album foto, acquistati e mai s-cellofanati causa tempo di approvvigionamento NP, non pervenuto?

Mentre scrivevo mi sono interrotta per parlare al telefono con mia cugggina, mia cugggina. Il 4° malato di COVID-19 torinese è un suo collega, che lei non conosce. Ergo ditta e succursali chiuse, più tamponi previsti per colleganza tutta…e stiam parlando di oltre mille persone. Com’è che si diceva qualche anno fa? Bene, ma non benissimo.

Ma almeno non toccatemi l’unico risvolto smart, vi prego.

5 pensieri riguardo “C’è qualcosa di smart, ai tempi del Coronavirus

  1. riesci a strappare sempre un sorriso quando scrivi…anche in questi giorni di coronavirus.
    Purtroppo c’è chi ha fatto incetta di Amuchina, mascherine, gel igienizzanti…per non parlare degli assalti agli scaffali degli alimentari nei vari supermercati ( mi fanno ricordare gli assalti ai forni manzoniani, ma lì avevano ben altri motivi per farlo ). Ma forse sta per scoppiare una guerra e non lo sappiamo?
    Cerchiamo di ridimensionare il problema, non creiamo inutili allarmismi e atteniamoci al rispetto di quelle norme di igiene personale ormai presenti dappertutto.
    ciao Kiara,buon pomeriggio! 🙂

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    1. Ciao Antò, e grazie: hai colto nel segno perché l’intento era proprio quello di sdrammatizzare un po’.
      Questa ondata di panico irrazionale non è solo immotivata, ma anche deleteria, per come la vedo io: tempo una manciata di settimane, e faremo la conta dei danni – economici in primis – che con altro tipo di politica (politica di…mancato allarmismo) ci saremmo potuti risparmiare.
      Lo smart working da Coronovirus, in compenso, è un regalo insperato che mi sto godendo tantissimo.

      Bacioni (con mascherina omologata, of course)!

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