Walking in Memphis. Ah no, non Memphis, AzzolinaLand

Vedete queste immagini che denotano la scarsa nulla padronanza dell’ABC della fotografia non-sovraesposta quassù..? Ecco. Sono scorci della mia città e le ho scattate stamattina alle 8, mentre macinavo la consueta tratta della smartworker forzata casa-centro città-caffé takeaway-e ritorno.

Ma perché soffermarsi su immagini di dubbio gusto, ivi comprese le calzature altamente professionali con cui mi cimento in cotanta marginale attività aerobica?

Ma perchè come persino le piante grasse sanno, già il binomio attività aerobica – me medesima suona credibile quanto…boh…Italia & Piano Pandemico (piano what?), o Vacanze 2020 e Prenotazioni Assennate. Non è un accostamento credibile, insomma, visto che al mio curriculum, alla voce Sport & Interessi, si legge punto croce, lettura, lettura in lingua, Netflix e divano. Okay, no, Netflix e divano no ma idealmente ci starebbero.

In ogni modo! Per vincere la sedentarietà coatta da smartworker dal 23 febbraio 2020 e scollarmi da quella che era una normale sedia da cucina ed è andata via via assumendo le sinuose forme della prezzolata Him/Her (altresì nota come sedia a sede*e)… incredibile ma vero, pare proprio io mi sia convertita alla marcia! O walking, o fitness su strada che dir si voglia, anche se la descrizione esatta rimane questa: agognato momento di evasione pre-lavoro volto al raggiungimento del caffé del cuore, della panetteria e di qualsivoglia esercizio commerciale aperto tra le 8 e le 9 di mattina, piedi ben ancorati sull’asfalto (o sul selciato, sul pavé, sui sanpietrini), cuffie nelle orecchie, inedita e godibilissima sensazione di star facendo, una volta tanto, qualcosa di buono solo per me (e che no, non è shopping).

E non, per dire, aiutare a completare una carta geopolitica della Toscana (in 5° elementare, addì 22 maggio, grazie alla merd poderosa didattica a distanza siamo arrivati dalle parti di Firenze, devo commentare?). E neanche ad aiutare qualcuno (di sesso maschile e coniugato) nella sempiterna ricerca del famoso calzino spaiato. Eccetera eccetera.

Sotto certi cieli tersi che dei giorni sembrano tavole laminate d’azzurro, la mattina è diventata il mio momento e la funzione Salute (questa sconosciuta) dell’Iphone la mia bussola e il mio medagliere. Perché ammiccante e motivante come soltanto la cartellonistica “saldi”, l’app mi ricorda che son partita un mesetto fa a colpi di 3, 4 km al dì mentre adesso, nelle giornate buone, ovvero in quelle che prevedono un’uscita non solo pre- ma anche post- lavoro arrivo a toccar picchi di 12 km rigorosamente on foot.

In quei giorni, raggiungo vette tali di olimpico benessere e natalizio buonumore che medito persino l’acquisto di una bicicletta, toh.

Poi penso alla quotidiana videolezione della minore che l’attende, ma di fatto attende (= interrompe) tutti alle 13.30 (TREDICIETRENTAAA signora miaaa), diciotto bambini ancora imbrattati di sugo e talvolta qualche ruttino che scappa a microfono acceso, e tutti i benefici aerobici della mia fantastica attività outdoor sapete dove vanno istantaneamente a finire, sì…?