So this is Christmas, o così dicono

Sei o sette anni fa – non ricordo esattamente quando perché per cancellare memorie dolorose ripulisco non solo la mailbox ma anche la cache, l’hard disk e la Smemoranda: non vi dico quando devo cancellare un ex – di ritorno dalle vacanze estive maritt’ ed io avevamo deciso di portarci avanti e prenotarci un miniviaggio al caldo durante vacanze di Natale in arrivo.

Fatta eccezione per un siderale e parecchio alcolico capodanno londinese, non facciamo praticamente mai nulla in inverno se non qualche toccata e fuga in montagna, montagna a cui peraltro io sono allergi…em, che non amo particolarmente se non in occasione di conviviali gozzoviglie a base di brasato e polenta, ecco, ma a quel giro eravamo incappati in un’offerta di quelle imperdibili.

Cinque giorni all inclusive a Dubai, in uno di quegli albergoni mastondotici e ultra kitsch comprensivi di acquario interrato, fontane con giochi d’acqua e tutto l’armamentario da Second Life sborona che normalmente rifuggo come il piano cottura ma che ad un prezzo davvero irrisorio mi avevano fatto cedere alle lusinghe delle caldi carezze del vento caldo del Golfo. Non da ultimo perché qui all’ombra delle Alpi l’inverno dura quanto ad Helsinki. O forse un pelino di più. O forse è così che io lo percepisco, ma tant’è.

Ma insomma a inizio settembre la prenotazione è bell’e che fatta ma io, astuta come una volpe (ma con l’Alzheimer) decido di non informare il resto della famiglia e di rimandare l’annunciazione al momento del check-in…o del viaggio verso Malpensa, toh.

Natale è sempre Natale e come in tutte le famiglie dello stivale vigono regole non scritte ma codificatissime a base di liturgie immutabili, che nel caso di specie prevedono tra gli altri un sontuoso pranzo con i cugini a Santo Stefano e il periplo tra le case del parentado tutto nei giorni a seguire per auguri, regalie e vin brulé.

Ora: premesso che anche per me Natale significa santità, festività e famiglia sicché la partenza alla volta di cammelli ed emiratini sarebbe avvenuta il 26 dopo la cena della vigilia, la messa di mezzanotte e il pranzo combo del 25 genitori & suoceri, in pratica avrei dato forfait solamente al pranzo con i cugini, che tuttavia avevo già in agenda di invitare a casa al rientro.

Tutto bene, dunque, no? Ecco…no.

Alla vigilia della vigilia, corroborata da una mezza bottiglia di Grignolino e già pregustando il bikini a sostituire da lì a poco le mutande in caldo-cotone, mi decido e sputo il rospo (spillo the tea, dicono i gggiovani Z Generation) con i miei genitori.

Apriti cielo! Non entro nel dettaglio ma la reazione, credetemi, avrebbe fatto desistere anche Donald Trump.

E la pratica di annullamento e rimborso aperta in seguito, anche il Mahatma Gandhi.

Ma insomma se c’è una cosa che mi ha insegnato quell’esperienza è che a casa mia, le feste di Natale, intese come quell’arco temporale che inizia con la vigilia, passa dai baci sotto il vischio e termina coi Ferrero Rocher nella calza della Befana, è bene passarle in zona. Al più, rintuzzando qualche giorno in montagna, armati di biancheria termica e corroborati alla prospettiva di polenta & cinghiale.

Ma perchè questo opinabile momento amarcord, amici e amiche on air in questo scelleratissimo anno che ha segnato la Toponomastica della Sfiga per eccellenza?!

Ma per confermarvi che nell’annus domini 2020 tutti i rituali di rigore hanno trovato compimento e addì 8 dicembre, come tradizione vuole, si è proceduto all’allestimento del solito albero di Natale animalier (in foto). Di un mini presepe panciuto e di elfi norvegesi disseminati a caso tra le librerie, così, tanto per fare atmosfera. Ah, e naturalmente non andremo da nessuna ma nessuna parte, durante le feste: pensate…con ogni probabilità, non lasceremo neanche il nostro comune...!

Ma chissà perché, qualcosa mi dice che in questo sono in buona, anzi ottima compagnia.

E allora forza, datemi conferma & conforto e raccontatemi un po’ quali sono i vostri progetti in queste feste…alternative!

Io, se mai finirò un arazzo in tema natalizio (esatto: non un ricamo, non un quadretto ma una roba mastodontica che mi sta cavando gli occhi e levando il sonno dal 20 di novembre o g n i s a n t o g i o r n o) ma che intendo assolutamente personalizzare e regalare ad una cara amica (io al 20 di novembre: “massììì, in fondo si sta sempre in casa, figuriamoci se un mese non mi basta per ricamare e finire da qui a Natale…” Ecco, NO.) ho intenzione di esorcizzare la mia avversione per il freddo e i rigori dell’inverno e tuffarmi a mo’ di foca monaca sulla letteratura nordica. Ma nordica nordica…islandese, per l’esattezza:

dopo 101 Reykyavik e le surreali vicende del nullafacente Hlynur Björn, ho da poco iniziato tale Hotel Silence, che per ora mi ha strappato qualche sorriso con il suo lessico very artic style, vedi la giovincella “lentigginosa come un uovo di piviere”.

Il problema è che mi sveglio all’alba per ricamare e vado a letto tardi sempre per ricamare (Penelope è il mio secondo nome, oltre a quello vero della bimba deliziosa appena avuta dai nostri amici del mare, ndr) e nel mezzo non bastano otto ore al PC perché è una fine d’anno densissima anche sul lavoro e quindi le ore al PC son molte di più. La Pagnottella infila verifiche di fine quadrimestre via una avanti l’altra e – poichè non ricordo una beata mazza di proprietà delle potenze, forze endogene/esogene e complementi partitivi – sono stata nominata d’ufficio “l’interrogatore” di casa. E insomma io ringrazio solamente Just Eat e chi l’ha creata che viene in mio soccorso una sera sì e l’altra pure quando si tratta di sfrantarsi esausti attorno alla tavola all’ora di cena.

Ah, dimenticavo. Arazzo a parte, sono ad un terzo dei regali di Natale perché evidentemente la mia corteccia frontale non ha più spazio per elaborare altre liste.

In compenso accomula debiti di sonno che altro che cashback di stato.

In compenso questo Natale staremo vicini, vicinissimi….murati, oserei dire.

Perciò, con la buona pace della family tutta…Buon Natale, amici miei cari!

E raccontatemi che farete di bell…em, domestico anche voi 🙂