Scorie di gennaio. But the best has yet to come: e speriamo!

Cari naviganti, come state, anzi come sto? per alludere alla sottiliiissima vena di presenzialismo di colui che pensò bene di far franare il governo in questo momento storico tutto frizzi & lazz…ah, no.

Ma d’altronde, come argomentavo su IG l’altro giorno, a quali buone novelle fa presagire un anno che si apre con un cosplay di Jamiroquai che bardato di copricapo orecchiuto capeggia l’assalto a Capitol Hill al grido di: è qui la festaaa?! Non so voi, ma io il povero Biden non l’invidio manco un po’.

Digressioni politiche a parte, ché qui il livello è e vuole essere Trono Over & dintorni, ché la vita è già sufficientemente pesante senza i governanti nostrani che s’accapigliano nei talk show delle 21, io vi chiedo perdono in anticipo: quello che segue è una sorta di flusso di coscienza di zeniane memorie, zero filtri e molto, ma MOLTO scaz*o. Perchè se anche i ricchi piangono, figuriamoci i tapini derelitti tutto pc e tavolo della cucina dal lontano marzo 2020.

  1. Dopo quasi undici eterni mesi di smart-working, sono ufficialmente PIENA. So che non è una novità e che mi ripeto a mo’ di disco rotto, ma nulla come un giorno in ufficio due settimane fa mi ha restituito una parvenza di vita sociale – e di abbigliamento degno di tale nome. Commozione pura poi al momento della pausa pranzo in the city – allora eravamo gialli – con zero pasti altrui a cui pensare bensì sosta comfort (food) da Starbucks e incursione tattica da Oysho – perché al tavolo della cucina è pur sempre con felpe e leggings, che ci si veste. Resto insomma dell’avviso che lo smart, per chi come me fa un lavoro che vi si presta al 100% e per di più viaggia, è una manna divina, ma come tutto va dosato. Ho amici cui è stato proposto già a settembre un upgrade contrattuale che prevede tipo l’85% di smart e il 15% in presenza e che dopo aver firmato entusiasti, ora si mangiano le mani se solo le stesse non fossero già impegnate a firmare verifiche di scienze e correggere temi sulla comunicazione non ostile. Mentre si lavora, e prima, e dopo, e durante, ca va sans dire.
  2. Ma a proposito di scuola/minore: baldanzosa dopo i colloqui di primo quadrimestre, ho ricambiato il favore e guadagnato qualche punto di rating materno aiutando Camillozza con un (bellissimo) progetto di italiano: lo vedete in foto, raccontare un libro letto in immagini ed oggetti. Et voilà la scatola decoupage de “L’ultimo elfo”, contenente fiori in tessuto, draghi plasticosi, pini silvestri e tutto ciò che l’emporio cinese del PAM aveva da offrire di vagamente attinente alla storia. Storia che mi son sciroppata anche io, eccerto, che sto al fantasy suppergiù come Trump sta alla moderazione e al politically correct. ‘Na faticaccia, insomma.
  3. L’amicizia, questa chimera! E lo spirito della crocerossima, questa condanna! In queste ultime settimane ho avuto modo di riflettere parecchio, e di condividere a voce con un paio di amiche – amiche vere – la mia profonda costernazione al cospetto di atteggiamenti di quelli che reputo amici, o comunque affetti solidi che davvero nulla ma nulla di amicale contengono. Infinite richieste di favori goffamente dissimulate, zero considerazione o riconoscimento per il tuo tempo, il concetto della reciprocità semplicemente sconosciuto, ma sconosciuta anche, alle volte l’ABC della basica, comune educazione. Partiamo dalla premessa che, forte di una palestra familiare non cattolica ma oserei dire calvinista (!), io, piuttosto che chiedere un favore, perdo il sonno (e il senno) alla ricerca di una soluzione che mi consenta di “non disturbare nessuno“: esagerata, certo, ma di conseguenza anche stanca di elargir favori su favori che richiedono dispendio di tempo e di energie (due risorse che al momento peraltro scarseggiano quanto e più della mia voglia di preparar la cena stasera). Sono stanca di questuanti invadenti così come di fantasmi, persone per cui tu avresti dato un braccio e che da un giorno all’altro, pof! evaporano. E sì, se lo sto scrivendo è perchè la cosa non mi lascia indifferente. A., mi manchi, ‘azz! E fa male, ma fa più male arrovellarsi e interrogarsi senza contradditorio su colpe e omissioni che in tutta onestà non crediamo di avere. E allora basta, m’arrendo. Chi troppo, chi niente. NO MARIA IO ESCO. Ecco: Tina Cipollari mood ON, sempre!
  4. Cosa si meritano invece gli amici degni di questo nome? Ma variopinti, fittissimi, estrosi quadretti al punto croce sulla scorta dei modelli di Lindner’s Kreuzstiche, ufficialmente il mio nuovo feticcio made in Germany per schemi e modelli davvero ma davvero originali. Ne ho uno pronto in tema drink dal corniciaio e uno ongoing in tema panificazione sulla solita penisola del divano per altrettante amiche che spero di far sorridere almeno un po’ ai rispettivi compleanni. Li vedrete a tempo debito sennò rischio di spoilerare la sorpresa. In realtà, nessuna mi legge, orache ci penso 😀
  5. Mio suocero sognava di metter nero su bianco la storia della sua infanzia et voilà un libercolo con tanto di immagini che profuma di Sicilia e di neoralismo alla cacciatora. Anche qui, investito un sacco di tempo e dato fondo a tutto il mio estro creativo, alacremente stimolato ingollando cannoli ricotta e cioccolato innaffiati da Zibibb…ah no. Stimolato sottraendo ore ed ore ed ore ed ore etc. a tante altre cose che magari lì per lì avrei preferito fare, e qui vedi punto 3, perché va bene tutto, lo fai per far felice persone a te care, solo alla fine alle volte ti aspetteresti un finale diverso.

E con questo, anche gennaio è andato, sgocciolato via nella consueta catatonia frammista a superlavoro e NIENT’ALTRO che caratterizza questi undici mesi pandemici & patemici. Ma vi avevo avvisati, no, che sono stanca e insofferente, e che quindi davvero questo* è il meno peggio che potessi registrare in agenda…?

*no, beh, in effetti a gennaio ho anche cambiato la macchina e sognato sulla scia di un paio di letture bellissime. Ma solo perché a) l’auto precedente (Puffetta, Micra color topo del 2003 pluriaccidentata e caratterizzata dall’impossibilità di debellare la condensa dai vetri nelle affilate mattine d’inverno) ha minacciato di andare dallo sfasciacarrozze da sola e b) perché dopo “L’ultimo elfo” anche il bugiardino dello Spasmomed Somatic sembra ritmato e avvicente.

4 pensieri riguardo “Scorie di gennaio. But the best has yet to come: e speriamo!

  1. è sempre un piacere leggerti…nelle tue descrizioni ci sono montagne di parole che stimolano a leggere fino in fondo anche il lettore più pigro.
    Mi colpisce l’espressione “azz!” molto spesso usata anche da me 🙂
    Ciao Kiara, buona serata!

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    1. ahahahha…sai che non ci avevo fatto caso, Antò?
      E’ che non amo il turpiloquio, ma un ‘azz mozzato alle volte ci sta, ecco. E ultimamente ci sta un sacco di volte…purtroppo.
      La buona novella è che ho appena appreso che da lunedì il Piemonte torna giallo (anche la Campania?) e questo significa quantomeno un giorno in ufficio.
      (Non pensavo l’avrei mai detto ma…) NON VEDO L’ORA!
      Buon weekend amico mio!

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  2. Ahhh, ma allora vi abbiamo solo raggiunti! Che poi…non ho ben capito cosa è cambiato da arancio a giallo, se non che ogni tanto rivedrò le luci al neon dell’ufficio 🙂 Buona settimana a colori!

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