Tamarro è bello, anzi deppiù

Lo so. Latito come manco Messina Denaro, in questo scorcio d’autunno in cui fatico a stipare tutto nelle ventiquattr’ore quotidiane, riducendomi a tappezzare la casa di post-it per tracciare tutto ciò che rimane da fare.

Sul lavoro – ma lì ho un blocco a spirale A4, che ultimamente ha assunto le dimensioni di un club sandwich – in casa, a scuola, in famiglia, in banca, in posta e alla Qualunque.

Il lavoro, in particolare, è un frullatore particolarmente pressante prestante e se ci aggiungiamo anche solo la manutenzione ordinaria della minore – ivi compreso un intervento chirurgico ed una cresima – il risultato sarà un accumulo mentale e fisico (di panni da stendere e di scartoffie da smistare, per esempio) che ti fa vagheggiare il ritiro immediato nell’onirico rehab new-age di Nicole Kidman in quel piccolo capolavoro di estetica hippieggiante che è “Nine perfect strangers”.

E qui – pacca sulla spalla a me medesima – eccomi servito su piatto d’argento 925 il destro per passare a qualcosa di decisamente più frivolo e leggero, quale è stata la visione – in notturna – della serie e, prima, la lettura compulsiva dell’omonimo romanzo-blockbuster:

il trash, amici, il trash!

Ma quanto è bello, disturbante eppure confortante, surreale e grottesco ma inspiegabilmente irresistibile al tempo stesso, il tamarro allo stato alfa? Chi di voi, confessate, non ha mai almeno provato una suoneria ultrapop per il suo smartphone, di quelle che nel 2000 dovevi addirittura pagare, chi non ha mai visto, fosse anche in terza serata sui Bellissimi di Rete4 (altra roba per palati fini…) un cinepanettone di vanziniane regie…? Chi – ma qui ci spingiamo a livelli altissimi, ne convengo – saprebbe nominare i cani mai più sgangherati protagonisti di Alex l’Ariete?!

Ecco. Se un sorriso vi ha increspato le labbra e non avete smesso di leggere (miei eroi), allora lasciate che condivida con voi la mia ultima, debordante, folgorante lettura.

Un saggio che speravo di accaparrare al Salone del Libro, magari strappandoci l’autografo dell’autore, ma che allo stand di Cairo Editore era andato tutto esaurito. Sold Out, come direbbe la Ferracchia. BTW, sul Salone nel mio retrocranio ho pronto un post a parte, perché non ci mettevo piede da lustri e a) ci sono tornata con la migliore compagnia di sempre b) nella miglir edizione di sempre e c) mi ha anche regalato, alcuni degli incontri più luminosi di sempre. Chiusa parentesi, per ora il post resta nel retrocranio, ché il tempo è tiranno e si sa, sgocciola via come manco il Pink Martini all’aperitivo con le amiche).

Ma insomma il libro tanto sognato, che ho poi recuperato da Feltrinelli, è Travolti dal trash nell’immenso mare del brutto. Viaggio alla scoperta del cattivo gusto per imparare ad amarlo dell’eccelso Matteo Fumagalli, istrionico bookblogger e filmaker che se ancora non lo fate, vi invito caldamente a seguire, sia su IG che sull’omonimo canale.

Ed ora, con equa dose di pigrizia e candore, voilà: vi copi&incollo qua la mia recensione su Goodreads, perché mi piace pensare di aver toccato i main topics (come diciamo in ufficio, soprattutto in sede di gare d’appalto, em em) in poche righe ma con incisività. E fiuto per la tamarraggine, certo.

Reviewer de noairti, a lei la linea.

“Ho riso, o almeno sorriso come non mi succedeva da tempo, da pagina 1 a 220 😀

L’ottimo Matteo ci consegna un saggio spumeggiante e pirotecnico, ma al contempo rigoroso e accuratissimo nel ricostruire con dovizia di esemplificazioni tratte dal mondo della letteratura, della musica e della cinematografica l’affresco grottesco di un’estetica trash in cui, se hai almeno più di trent’anni, hai proprio la sensazione di rituffarti a mo’ di volo d’angelo.

Non manca davvero nulla, del tamarro nostrano e d’oltreoceano, nella ricerca della deriva trash che più trash non si può:

si parte dall’eurodance degli Eiffel 65 (che per inciso non mi vanterò mai abbastanza di aver conosciuto, qui ad un paesotto di distanza, nei plasticosi anni 2000) passando per le baby-band sgangherate come i Gazosa; occorre silenziare dal lobo occipitale il ritornello della disturbante (ma ipnotica, come tutto ciò che è trash) Danza Kuduro o di wwwmipiacitu per sciogliersi con i fotogrammi milanesi anni ’90 dell’inimatibile “Sposerò Simon Le Bon” e quindi fiondarsi sul bidone dell’umido ricordando le raccolte poetiche di Flavia Vento (per inciso, ho conoscenti che fanno di peggio, of course).

E’ un tuffo nel passato, ma un passato molto vicino e soprattutto molto vivido (e acceso, e squllante – tipo interni dorati di case simil Casamonica nei daily di contenitore di kitschume che è oggi Real Time, ecco) che potrebbe proseguire all’infinito, ma di cui mi limiterò a citare quella che per me è l’apoteosi, ringraziando infinitamente Matteo che al caso mediatico, non per nulla, dedica un capitolo:

il fantasma di Mark Caltagirone.

Sipario.

Applausi

4 pensieri riguardo “Tamarro è bello, anzi deppiù

  1. Carissima Kiara, i tuoi post vanno letti tutti d’un fiato altrimenti ti perdi per strade secondarie. Quanto a latitanza, hai ragione …quasi quasi meriteresti l’onorificenza del nostro Presidente della Repubblica. Quelle suonerie a cui ti riferisci sono per caso quelle che una volta in funzione ti senti osservato da tutti? 🙂
    Volendo trasferire in numeri, mi verrebbero questi: 64-87-19 ossia lavoro-fretta- risata
    Non li gioco perchè io non vinco mai!
    un caro saluto

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    1. Eh, Antò, tu hai ragione, ho tempi dilatati e la prontezza di una tartaruga d’acqua dolce, ma mi fa piacere che i contenuti siano quantomeno apprezzabili. E sì, le suonerie sono quelle e vedo che ci siamo riconosciuti in molti.
      Dai, dai, per uan volta giocali, ‘sti numeri benedetti, fosse mai che ti fai un regalo di Natale anticipato;-) Ti abbraccio forte -e come direbbe una delle regine indiscusse del kitsch nazionalpopolare: Col cuooooreee!

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  2. Sappi che tu mi stai provocando non poco. Credo di essere il re del trash. Al di là che ho partecipato a un provino televisivo su un film trash a mia scelta (se vuoi ti mando il pezzo che scrissi su questa avventura), ho collaborato anche per una radio ligure passando dei pezzi veramente trash a un mio amico ogni settimana… “La top 5 trash di…” E poi c’era il mio nickname. Bei tempi…

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    1. Ahhh tu non smetti di regalare soddisfazione! Bravo Tony, essere dichiaratamente, orgogliosamente trash ti fa onore. Perché – scherzi a parti – ci vuole intelligenza e sicurezza di sé per fare, come noi, certi proclami 😉

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