Tamponi e lenticchie: benvenuto 2022

E insomma pare che questo 2021 avvincente come una bolla d’accompagnamento e fortunato come un Fantozzi qualunque – ma per vicinanza spaziotemporale direi: Fantozzi a Courmayeur alla mercé della signorina Silvani – ce lo siamo lasciato alle spalle.

Si scherza, come sempre su questi lidi dedicati alla leggerezza e al disimpegno, ma i numeri della pandemia sono stati tutt’altro che confortanti, per non parlare delle cifre raggiunte nel 2021 nella lista dei decessi: “Sprecare l’opportunità del vaccino è un’offesa a chi non la ha avuta“, l’ultimo messaggio da presidente del buon Mattarella è un monito in cui mi rispecchio e che spero qualche gomBlottista dell’ultim’ora faccia suo.

Tornando in terreni meno instabili, mentre butto giù due riflessioni sul primo dell’anno siedo al tavolo di legno di un grazioso appartamento di montagna che è la quintessenza dello stile tirolese: scovato su Airbnb, vanta parquet in tutti i luoghi e in tutti i laghi; tappeti a pelo lungo, corto e mezzano; letti e divani identificabili come tali solo dopo aver rimosso le torri pericolanti di cuscini in lino e cotone che li sormontano; immancabile il caminetto sulla cui mensola poggiano decorazioni natalizie, quadri a tema sci, centrotavola di aghifogli e cesti di vimini – ove riporre ciò che non è in tema o in palette, direi. L’illuminazione è morbida e calda, le ampie finestre della zona giorno s’affacciano sulle montagne innevate; manca giusto la poltrona Chesterfield in cuoio coi bottoncini ove sbatacchierei sulla tastiera con maggior gusto ancora ma – ehi! – niente male per dare il benvenuto a questo nuovo anno.

Anno in cui, come penso il 99,99% degli italiani, non ripongo più grandi speranze per il futuro: diciamo timide, basilari speranze per un ritorno graduale ad una normalità ormai archiviata da quasi due anni.

Il mio pomeriggio del primo dell’anno mi è sembrato, in questo senso, beneagurale.

Ora. Come i lettori di lungo corso sanno, io amo profondamente la montagna.

Quella che occhiegia dal lunotto posteriore, però.

Quando salgo in macchina e la saluto, per essere chiari.

Allergica al freddo, alla fatica fisica, nemica dei dislivelli e dell’abbigliamento a strati, sono darwinianamente negata per la vita in quota. Datemi un bagnasciuga e un mohijto e sarò una foca spiaggiata felice; datemi due bacchette da sci e, anche senza volerlo, vi caverò un occhio. Mi spiace, ma è più forte di me: i monti rappresentano per me rocche inespugnabili e punti interrogativi alti quanto lo loro vette; soffrire di vertigini anche dall‘alto basso di un tacco otto e di pressione più bassa della nebbia bassa in Val Padana non contribuisce.

Eppure. Eppure ho acconsentito di buon grado a passare il Capodanno in montagna, perché non c’è orogenesi alpina che una festosa e vociante compagnia (rigorosamente tamponata) non mi faccia by-passare senza se e senza ma. Ma soprattutto: oggi pomeriggio ho acconsentito ad unirmi al resto della ciurma in quella che per tutti è stata una rigenerante passeggiata verso uno chalet-ristorante in quota (1.700 m; si partiva da 1.550), per me l’equivalente della ritirata di Russia dei reparti mitraglieri di sterneniane memorie nel ’43.

Scivolando con la grazia di un grizzly sulle pozzanghere di fanghiglia – c’è un anomalo caldo primaverile che ha sciolto gran parte della neve – la luce che fa breccia tra i larici e i pini che bordeggiano la mulattiera – accecandomi – posso asserire con empirica certezza di aver raggiunto la meta solo grazie alla pazienza e al braccio destro dell’amico Giò, che ha eroicamente fatto da traino e da contrafforte a questa creatura pavida e negata che saltabecca sulla neve come se schivasse bombe disinnescate a metà in un nuovo release di Super Mario: Super Mario Nabbo on The Alps, ecco.

Capito ora perché il mio pensiero prima è corso al buon Fantozzi in quota?

Ma insomma tutto questo per dire che ho realizzato, non senza una bella sportina (a losanghe tirolesi, of course) di autocompiacimento, di aver appena inaugurato l’anno vincendo una delle mie paure e mettendo da parte remore – e pigrizia. Rispondere a un anno che si prospetta sfidante cogliendo una sfida: ecco, per qualche motivo (forse collegabile alla carenza di ossigeno in quota? chi può dirlo) questa faticaccia salita di oggi m’ha messo addosso appetito, ottimismo e fiducia.

…durati sino al momento di rientrare nella bomboniera di legno e leggere l’ennesimo bollettino Whattsup sugli amici degli amici degli amici scopertisi positivi, e realizzare che questa sera avrei dovuto contaminare la splendida cucina di Heidi cucinando.

Un’altra mia passione innata, tipo quella per lo sci, per capirsi.

Happy New Year, dicevamo?

2 pensieri riguardo “Tamponi e lenticchie: benvenuto 2022

  1. Ciao. Bel post e bel posto.
    Non è per semplice spirito di contraddizione che invito chiunque a recarsi in montagna d’estate e al mare d’inverno: di per sé ti sbarazzi di una certa percentuale di umani che intasano luoghi e pensieri, e da ciò ne consegue che puoi apprezzare ammodino ciò che i territori offrono. Ad una neanche troppo attenta osservazione puoi constatare che non è poco.
    (mi piace la tua totale assenza di pietà nell’analisi del presente, che assolutamente non la merita, per cui tornerò qui)

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    1. Ma benvenuto! Sono contenta tu abbia apprezzato le mie riflessioni sull’anno che verrà – aspettative ai minimi termini così da mitigare anche le delusioni, mettiamola così. La montagna d’estate in effetti mi manca, ma ahimé il resto della famiglia scia eccome e insomma punat sull’inverno. Io sono la proverbiale pecora nera – che da buona pecora, sopporta l’altitudine sino a una coerta;-) Alla prossima, ciao!

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