Una vita in vacanza

Scrivo proprio da qui, appollaiata sull’unica estremità in ombra di questa panca in legno che s’affaccia sul riquadro di giardino confinante con quello degli amici torinesi e tedesco/senesi che occupano le altre due casette a schiera; all’orizzonte, la docile campagna grossetana, con i campi arati e l’inconfondibile profilo dei lecci e dei pini ad ombrello, unica forma di vegetazione che ai miei occhi dfferenzia questa porzione di Maremma dalla nativa campagna astigiana.

E’ l’ennesima mattina di sole ma, ahinoi, non dei nodi necessari a manovrare le vele dei kiters, stando a Windfinder, aka il Colonnello Giuliacci degli inseguitori del vento: nessun problema davvero, per quanto mi riguarda, visto che il Maestrale ha soffiato vigoroso un giorno sì e l’altro pure da quando siamo arrivati, due settimane fa, per la gioia dei peones delle tavole ma non dei miei occhi ormai del tutto simili a quelli di un coniglio albino.

E’ un agosto anomalo, questo, sospeso e un po’ sottotono, funestato com’è dalle notizie del rinvogorirsi del virus tra i giovani italiani patiti della movida, rimpatriati da lidi stranieri più a rischio o, semplicemente, così sfortunati da aver contratto il Covid anche osservando tutte le misure di sicurezza. E s’accoda ad un luglio che, per quanto mi riguarda, ha registrato picchi di malinconia ai massimi storici soprattutto per il duro colpo che ha segnato l’amica B., con la sua mamma sempre gravissima sballottata tra una struttura di lungodegenza e l’altra, il tutto senza un piano sanitario condiviso, nessuna traccia di ribalitazione, in un girotondo impazzito di nuovi medici con altrettanti aggiornamenti contradditori e una sola certezza: se un nostro caro s’ammala, alla lunga (ma anche alla veloce, eh)…son tutti fatti nostri. Per quel poco che potessi fare, ho cercato di stare vicina a B. (letteralmente) ogni giorno, coinvolgendola verso la fin del mese anche nelle mie camminate mattutine verso il caffé pre-lavoro e strappandole qualche (raro) sorriso. Il problema è che l’ictus della mamma non è stato “la” disgrazia, ma la miccia che ha innescato una serie di altre esplosioni a catena, a riprova del detto che, spesso, le disgrazie non arrivano mai sole.

Sarà anche per questo che qui in Maremma, tra noi “grandi”, la sera dopo la cena sul patio – cerchiamo infatti di evitare troppe cene fuori e assembramenti di specie – è spesso un interrogarsi sul senso della vita, tra un sorso di birra e un boccone di donzella – una mirabolante specialità locale che ha la consistenza di uno gnocco fritto ma la lunghezza di un rubatà, unto, salato e calorico nella stessa misura…yum!

Momento salivazione a parte (…), dicevo, mai come quest’anno ho sentito tanti amici e conoscenti domandarsi che senso abbia, alla fine della fiera, trascorrere l’esitenza sulla proverbiale ruota del criceto, sputando sangue e affannandosi per ricomporre ogni giorni quel tetris malefico di incastri tra lavoro (lavoro, lavoro), vita famigliare, sociale, impegni e chi più ne ha più ne metta. Gli amici che son qui con noi, ma che avrebbero dovuto essere con noi…aum…quei 6-7.000 km più in là (sigh), son ristoratori, e la componente “lavoro” impegna di conseguenza la maggior parte del loro tempo, weekend inclusi. I senesi sono megamanager in una multinazionale farmaceutica, e basti dire che lo scheduling di lui, da almeno cinque o sei anni, prevede l’alternanza di una settimana in sede in Toscana e una a Bruxelles. Dani ed io…beh, noi siamo semplici impiegati, ma se alle otto ore di lavoro quotidiano che soprattutto per lui tendono già da sé a dilatarsi aggiungiamo le quasi due impiegate sprecate per viaggiare da e verso l’ufficio…quel che resta è veramente, veramente poco. Troppo poco, secondo me.

Tant’è che quando durante una delle ultime Zoom call ha preso la parola una manager esordendo con “Allora, penso siamo tutti ansiosi di rientrare in ufficio e riappropriarci della nostra normalità…” ho represso a stento un moto di nausea: nella mia azienda, che pure è una multinazionale e perciò tutti, ma davvero tutti i colleghi all’estero beneficiano da mo’ di remote working e flessibilità varia, il “ritorno alla normalità” consisterà nella ripresa dell’attività rigorosamente da ufficio 5 giorni su 5, dopo un breve periodo di interregno/alternanza casa/ufficio sulla scia degli ultimi strascichi della pandemia..

Eppure solo una manciata di mesi fa quando a prender la parola via Skype eran gli stessi vertici con lo sfondo delle librerie del salotto, era tutto un meravigliarsi di come i numeri tenessero, l’impegno profuso da tutti encomiabile (nonché documentato dai numeri di cui sopra), il mood incoraggiante, il tempo inedito da dedicare agli affetti e alla famiglia un bene ineguagliabile di cui mai più privarsi e via discorrendo.

“Eh, ci vorrebbe una vita in vacanza!” è la conclusione a cui giungiamo all’unanimità quando spazziamo via le ultime briciole di pane fritto e impiliamo nel lavello le tazzine di caffé. E nel remoto caso in cui ci rimanesse qualche dubbio, ad accoglierci in spiaggia la mattina ritroviamo Martin, argentino, un reticolo di rughe sotto una zazzera di capelli grigi e una risata contagiosa, con un glorioso passato da fantino e un presente tutto da scrivere: due/tre mesi all’anno istruttore di kite, i restanti “sotto l’Equatore” con il suo piccolo Thiago, tre anni, per vivere di quel che ha messo da parte nella sua vita anterior, la vita di prima, e godersi finamente la pienezza di un tempo che conosce solo hoy e non si cruccia troppo del mañana che verrà.

Ah, quanta sabiduría!

2 pensieri riguardo “Una vita in vacanza

  1. “per la gioia dei peones delle tavole ma non dei miei occhi ormai del tutto simili a quelli di un coniglio albino”….questo è l’incipit del mio primo sorriso nel leggerti in quel di Grosseto….
    anche “in trasferta” non hai perso il tuo tradizionale humor 🙂
    Un in bocca al lupo alla mamma della tua amica.

    "Mi piace"

    1. Ma ciao Anto, e bentornato! Grazie di essere passato, sono impaziente di rileggerti! E certo, lo humour – così come la capacità di collezionare gaffes e figuracce – non va MAI in vacanza;)

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